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WHATAFUCK "All My Faces" (Recensione)

Full-length, Independent (2026) Ci sono dischi che chiedono pazienza. "All My Faces" no. Parte, colpisce e si mette comodo. Anzi, abbastanza comodo da guardarti in faccia e chiederti quanto sei disposto a reggere il volume. I Whatafuck non hanno inventato il metal moderno e, fortunatamente, non sembrano avere alcuna intenzione di farlo. Quello che fanno è molto più semplice: prendono groove, pesantezza, rabbia, qualche bella dose di melodia e li buttano dentro un album che ha una voglia dannatamente evidente di farsi ascoltare. E ci riesce. "Introspace" apre le porte, ma è con "Kiss Of Keratis" che il disco comincia a mordere davvero. Chitarre pesanti, ritmica compatta e una voce che non sembra particolarmente interessata a chiedere permesso. È uno di quei pezzi che ti fanno capire immediatamente dove siamo: metal moderno, sì, ma senza dimenticare che un buon riff deve ancora essere capace di piantarsi in testa. Poi arriva "Never Give Up" e il me...
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Intervista agli INFECTION CODE

Trent’anni di attività, cambiamenti, difficoltà, evoluzioni e soprattutto una cosa che non è mai venuta meno: la voglia di suonare e di portare avanti la propria idea di musica. Gli Infection Code rappresentano una di quelle realtà che hanno attraversato l’underground italiano senza mai rinunciare alla propria identità, costruendo nel tempo un percorso personale e lontano dalle mode del momento. Con De Reptilium Arcanis , la band torna a far parlare di sé, forte di un’esperienza maturata in quasi tre decenni di attività e di una formazione che ha ritrovato anche figure importanti della propria storia. Ma parlare degli Infection Code significa parlare anche di attitudine, sacrificio, libertà artistica e di un modo di intendere l’underground che oggi, forse più che mai, merita di essere raccontato. Abbiamo quindi incontrato Ricky Porzio e Gabriele Oltracqua per ripercorrere la storia della band, parlare dei cambiamenti della scena estrema italiana, delle difficoltà incontrate lungo il ca...

Intervista agli ENTROPY

Con "Dark Signs", gli Entropy inaugurano una nuova fase del proprio percorso artistico. Il nuovo album rappresenta il risultato di una crescita maturata nel tempo, consolidando un'identità che unisce tecnica, aggressività, atmosfere ricercate e una forte attenzione alla melodia. In questa intervista la band racconta la genesi del disco, il lavoro svolto in studio e gli obiettivi che accompagneranno il futuro del gruppo. 1. "Dark Signs" rappresenta una nuova fase per gli Entropy. Qual è stata l'idea principale che ha guidato la sua realizzazione? "Dark Signs" nasce dalla volontà di realizzare il disco che avevamo in testa da tanto tempo. Volevamo un album capace di rappresentarci pienamente, più maturo, più potente ma anche più melodico e curato sotto ogni aspetto. È un punto d'arrivo rispetto al nostro percorso, ma allo stesso tempo anche un nuovo inizio, perché crediamo abbia definito con maggiore chiarezza l'identità degli Entropy di oggi...

AZRATH-11 "Kenòs" (Recensione)

Full-length, Northern Darkness Records (2026) Mettere su "Kenòs" è come infilarsi in un vicolo senza lampioni sapendo già che qualcuno ti aspetta dietro l'angolo. Gli Azrath-11 non perdono tempo a fare i simpatici: ti spalancano davanti un muro di death/black metal che ringhia, graffia e non ha alcuna intenzione di chiedere il permesso. Qui la tecnica c'è, eccome, ma non viene mai sbandierata come il classico trofeo da musicista. È una lama nascosta nel guanto. La senti quando i riff cambiano pelle nel giro di pochi secondi, quando la batteria sembra voler asfaltare qualsiasi cosa trovi davanti e quando il basso continua a spingere come un motore truccato lanciato in discesa. Tutto gira con una precisione quasi inquietante, ma senza perdere quella sensazione di caos che rende il disco vivo. La vera forza di "Kenòs" è che non ti concede un punto d'appoggio. Ogni volta che credi di aver capito dove vuole andare, gli Azrath-11 cambiano direzione e ti lascia...

INFECTION CODE "De Reptilium Arcanis" (Recensione)

Full-length, Nadir Music (2026) Una scarica di elettricità malata, un rumore metallico che arriva da un ambiente industriale in decomposizione, una tensione che non lascia mai completamente respirare. "De Reptilium Arcanis" è questo: un concentrato di rabbia, disagio e sperimentazione che porta ancora una volta gli Infection Code su territori dove il confine tra uomo e macchina, violenza e controllo, caos e precisione diventa sempre più sottile. La band piemontese non ha mai seguito la strada più semplice e anche questa volta sceglie di proporre un lavoro lontano dalle formule più prevedibili del metal estremo. In poco meno di mezz'ora gli Infection Code condensano la loro essenza, costruendo un muro sonoro fatto di riff taglienti, ritmiche martellanti e atmosfere industriali che sembrano provenire da un futuro decadente. Thrash, death metal ed elettronica si fondono in un linguaggio personale, riconoscibile e soprattutto coerente con la storia del gruppo. Il bello di ...

Intervista agli AETHERNA

Gli Aetherna presentano "Evathor", un album che segna un importante passo avanti nel loro percorso artistico e nella definizione della loro identità sonora. Tra heavy metal, progressive e influenze alternative, la band racconta la nascita del concept, il lavoro in studio e la risposta del pubblico. 1. "Evathor" segna un importante passo avanti nella vostra evoluzione: come è nato il concept dell'album? Joey (Drums): direi che è avvenuto tutto in maniera abbastanza naturale. Come detto, rende tangibile il risultato di una nostra evoluzione, quindi è stato un po’ come fermarsi e fare un check di ciò che abbiamo maturato in questi anni. Enzo Zappatore (Lead Guitar): L’album è un’esternazione di ciò che abbiamo interiorizzato durante tutte le diverse esperienze di vita. È una questione di una consapevolezza nel “saper vedere” contrapposta alle maschere che filtrano la vita reale. 2. Nel disco convivono heavy metal, progressive e influenze alternative. Quanto è stato...

Intervista ai MOTUS TENEBRAE

Con In Sorrow’s Requiem i Motus Tenebrae tornano dopo un lungo periodo di silenzio discografico, segnato da una lenta gestazione creativa e da una profonda fase di maturazione personale e sonora. Il risultato è un lavoro che non rincorre mode o compromessi, ma si concentra sull’essenza più autentica della band: un gothic doom diretto, essenziale e fortemente emotivo. In questa intervista, la band racconta il significato di questo ritorno, il rapporto con il proprio passato, l’evoluzione del processo compositivo e la volontà di mantenere una forte identità artistica, tra radici nel metal classico e aperture verso sfumature più personali e contemporanee. 1. Come nasce In Sorrow’s Requiem dopo un’attesa così lunga? In Sorrow’s Requiem nasce dall’esigenza di poter tornare a dire la nostra in ambito discografico, e i tanti anni di silenzio non sono stati un vuoto, ma un periodo di gestazione e di accumulo di forze, di vissuto e di inevitabili energie. Non abbiamo mai avuto l’ansia di dover...