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Intervista ai NOIRNOISE

L’alternative rock italiano ha una storia ricca e stratificata, costruita nel tempo da band che hanno saputo unire ricerca sonora, attitudine e identità, lasciando un segno nel panorama underground e non solo. In questo solco si inseriscono i Noirnoise, che con " Plant Resilience " propongono una visione personale e viscerale del genere, fatta di contrasti emotivi e autenticità espressiva. Il loro debutto racconta un percorso umano prima ancora che musicale, trasformando esperienze condivise in un lavoro intenso e diretto. In questa intervista ci parlano della loro identità, del processo creativo e del significato dietro "Plant Resilience". 1. Ciao ragazzi e benvenuti su Italia Metal e Rock! Partiamo dal vostro debutto "Plant Resilience": che tipo di percorso vi ha portato fino a questo traguardo? "Plant Resilience" è il risultato di un lungo viaggio che ci ha portato a incontrare persone speciali: Francesco Palumbo e la sua Club Inferno Ent., ch...
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Intervista agli EVOKED ECLIPSE

Nel panorama underground italiano, gli Evoked Eclipse si affacciano con un debutto ambizioso e carico di intensità emotiva. Dietro il progetto troviamo Max Havler, mente e forza creativa della band, che con The Cries of Evil dà vita a un lavoro profondamente personale e ricco di sfumature. Non si tratta solo di un album, ma di un vero e proprio viaggio tra oscurità, esperienze vissute e sonorità che attraversano diversi territori del metal estremo. In questa intervista approfondiamo la nascita del progetto, le influenze e la visione artistica che ne definisce l’identità. 1. Ciao e benvenuto su Italia Metal e Rock! Raccontaci come nasce The Cries of Evil e quale percorso ti ha portato fino a questo debutto. Dopo lo scioglimento, anni fa, della mia prima band (Ophidian) e, successivamente, dopo aver realizzato un full album con la mia band successiva (Shrivel), ho voluto creare un disco che fosse perfetto sotto ogni aspetto, sia musicale che produttivo. Volevo un album capace di emozion...

Intervista ai BEFORE THE GLOW

Before The Glow è un progetto che prende forma attraverso un equilibrio sottile tra scrittura, produzione e ricerca sonora. In questa intervista, Stefano entra a fondo nel suo processo creativo, affrontando il rapporto tra musica e parole, il ruolo della produzione nella definizione dell’identità artistica e l’importanza della polistrumentalità come strumento espressivo. Ne emerge una visione precisa, in cui ogni scelta — dal singolo suono alla struttura complessiva — contribuisce a costruire un linguaggio coerente, capace di evolversi senza perdere la propria essenza. PS: A questo link trovate la nostra recensione dell'album " Black Rose " 1. Stefano, come affronti la scrittura dei testi rispetto alla composizione musicale? Generalmente parto dalla musica. Per me la melodia e l’architettura armonica sono il primo motore. Il testo arriva dopo, come una necessità naturale della forma canzone. Non mi interessa scrivere cronaca personale. Cerco di distillare un’esperienza f...

Intervista: FRUSTRATION

Con il nuovo album Vision of Infinite Tortures , i Frustration tornano a esplorare i territori più oscuri e tormentati della mente umana. Il disco rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione della band, capace di fondere diverse influenze estreme — dal Death Metal al Doom, fino a ritmi più ruvidi di matrice Punk-Crust — in un lavoro intenso, diretto e ricco di sfumature. Tra atmosfere soffocanti, conflitti interiori e visioni disturbanti, il gruppo costruisce un viaggio sonoro che affonda nelle paure e nelle contraddizioni dell’animo umano. Abbiamo parlato con la band per approfondire la genesi dell’album, il processo creativo e le prospettive future dei Frustration. 1. Il vostro nuovo album Vision of Infinite Tortures ha un’atmosfera molto intensa e oscura: qual è stata l’idea iniziale che ha dato origine al disco? L’idea infatti era proprio quella di ritornare alle origini ripercorrendo tutto quello che la band ha fatto finora e in base a quello che ci circonda e ci ha influenzato...

FRUSTRATION “Vision of Infinite Tortures” (Recensione)

Full-length, Nova Era Records (2026) Con Vision of Infinite Tortures i Frustration tornano a colpire con un disco che sembra nascere direttamente dalle viscere dell’underground più oscuro. Niente compromessi, niente ammiccamenti moderni: solo metal estremo suonato con l’intenzione di trascinare l’ascoltatore in un viaggio claustrofobico tra brutalità sonora e abissi psicologici. La band sceglie consapevolmente di tornare alle proprie radici, ma lo fa senza limitarsi a una semplice operazione nostalgia. Piuttosto, questo nuovo lavoro appare come una sintesi brutale di tutto ciò che i Frustration hanno costruito negli anni, spingendo ancora più a fondo nel lato oscuro della loro identità musicale. Il motore dell’album resta un Death Metal ruvido e diretto, ma il quadro si arricchisce di rallentamenti doom soffocanti e improvvise accelerazioni dal sapore punk-crust che spezzano la tensione con violenza quasi istintiva. I riff sono affilati e taglienti, costruiti per colpire senza troppi g...

PAVIC "Live To Thrive" (Recensione)

Full-length, Independent (2026) Entrare in Live To Thrive dei PAVIC è come salire su un’onda inarrestabile di energia: ti cattura subito, ti scuote e non ti lascia andare fino all’ultima nota. Questo album del 2026 non è solo una collezione di brani, ma una vera dichiarazione di resistenza e voglia di vivere, un invito a trasformare le difficoltà in forza. La title-track dà subito il tono: riff incandescenti, batteria che pulsa come un cuore in corsa e una voce che trasmette determinazione e passione. Ogni canzone è una tappa di un viaggio emotivo. Save You From Yourself ti prende per mano e ti trascina in un vortice di chitarre e melodie memorabili, mentre One Of These Days rallenta il ritmo, lasciando spazio a synth eterei e a un canto più intimo, quasi confidenziale, che ti fa sentire la fragilità nascosta dietro la grinta. I testi non sono banali slogan motivazionali: parlano di lotta, di caos, di scelte difficili e di resilienza, intrecciandosi con la musica e amplificando il mess...

EVOKED ECLIPSE "The Cries of Evil" (Recensione)

Full-length, Club Inferno Ent. (2026) Con “The Cries Of Evil” gli Evoked Eclipse si collocano in quella terra di confine dove doom, gothic e black metal melodico si intrecciano in un linguaggio carico di suggestione. Il progetto guidato da Max Havler nasce con l’intenzione dichiarata di recuperare un’estetica tipicamente anni Novanta, richiamando alla memoria le atmosfere malinconiche di Anathema, Katatonia e Tiamat, senza trascurare l’impatto più tagliente del black scandinavo alla Dissection o Naglfar. Al di là dei riferimenti – inevitabili ma ingombranti – il disco si distingue per una forte coerenza atmosferica. Non è un lavoro costruito per stupire con soluzioni tecniche ardite o con bruschi cambi di rotta: qui conta l’immersione. Le composizioni si muovono lungo coordinate oscure e rituali, privilegiando l’intenzione espressiva rispetto alla complessità fine a sé stessa. L’effetto complessivo è quello di un flusso compatto, privo di reali dispersioni, che accompagna l’ascoltatore...