Dietro le maschere degli Whatafuck c’è Davide Giorgi, musicista che ha costruito il proprio sound fondendo la new wave degli anni ’80 di Depeche Mode, New Order e Duran Duran con il metal moderno degli anni ’90 di Korn, Slipknot, Fear Factory e Machine Head. Con All My Faces , questa miscela prende forma in un album diretto, potente e melodico, dove groove, aggressività e atmosfere oscure convivono con testi ispirati a esperienze personali e suggestioni horror e fantasy. Abbiamo incontrato Giorgi per parlare della genesi del disco, delle sue influenze, del rapporto tra tecnica e feeling, della collaborazione con Marco Calabrese e, soprattutto, della direzione che gli Whatafuck intendono seguire in futuro. 1. Nella recensione di "All My Faces" abbiamo scritto che il disco “parte, colpisce e si mette comodo”, puntando immediatamente su groove, pesantezza, rabbia e melodia. Era esattamente questa l’intenzione quando hai iniziato a lavorare all’album oppure il risultato finale è ...
Full-length, Independent (2026) Ci sono dischi che chiedono pazienza. "All My Faces" no. Parte, colpisce e si mette comodo. Anzi, abbastanza comodo da guardarti in faccia e chiederti quanto sei disposto a reggere il volume. I Whatafuck non hanno inventato il metal moderno e, fortunatamente, non sembrano avere alcuna intenzione di farlo. Quello che fanno è molto più semplice: prendono groove, pesantezza, rabbia, qualche bella dose di melodia e li buttano dentro un album che ha una voglia dannatamente evidente di farsi ascoltare. E ci riesce. "Introspace" apre le porte, ma è con "Kiss Of Keratis" che il disco comincia a mordere davvero. Chitarre pesanti, ritmica compatta e una voce che non sembra particolarmente interessata a chiedere permesso. È uno di quei pezzi che ti fanno capire immediatamente dove siamo: metal moderno, sì, ma senza dimenticare che un buon riff deve ancora essere capace di piantarsi in testa. Poi arriva "Never Give Up" e il me...