Con "Dark Signs", gli Entropy inaugurano una nuova fase del proprio percorso artistico. Il nuovo album rappresenta il risultato di una crescita maturata nel tempo, consolidando un'identità che unisce tecnica, aggressività, atmosfere ricercate e una forte attenzione alla melodia. In questa intervista la band racconta la genesi del disco, il lavoro svolto in studio e gli obiettivi che accompagneranno il futuro del gruppo. 1. "Dark Signs" rappresenta una nuova fase per gli Entropy. Qual è stata l'idea principale che ha guidato la sua realizzazione? "Dark Signs" nasce dalla volontà di realizzare il disco che avevamo in testa da tanto tempo. Volevamo un album capace di rappresentarci pienamente, più maturo, più potente ma anche più melodico e curato sotto ogni aspetto. È un punto d'arrivo rispetto al nostro percorso, ma allo stesso tempo anche un nuovo inizio, perché crediamo abbia definito con maggiore chiarezza l'identità degli Entropy di oggi...
Full-length, Northern Darkness Records (2026) Mettere su "Kenòs" è come infilarsi in un vicolo senza lampioni sapendo già che qualcuno ti aspetta dietro l'angolo. Gli Azrath-11 non perdono tempo a fare i simpatici: ti spalancano davanti un muro di death/black metal che ringhia, graffia e non ha alcuna intenzione di chiedere il permesso. Qui la tecnica c'è, eccome, ma non viene mai sbandierata come il classico trofeo da musicista. È una lama nascosta nel guanto. La senti quando i riff cambiano pelle nel giro di pochi secondi, quando la batteria sembra voler asfaltare qualsiasi cosa trovi davanti e quando il basso continua a spingere come un motore truccato lanciato in discesa. Tutto gira con una precisione quasi inquietante, ma senza perdere quella sensazione di caos che rende il disco vivo. La vera forza di "Kenòs" è che non ti concede un punto d'appoggio. Ogni volta che credi di aver capito dove vuole andare, gli Azrath-11 cambiano direzione e ti lascia...