Con “Kindly Plotting For Riot”, i 30 Denari mettono sul tavolo un debutto che si muove dentro il post-punk e l’industrial senza sembrare una copia di qualcosa già sentito mille volte. Non è un disco che punta alla perfezione o alla pulizia: lavora più sulla sensazione di pressione continua, come se tutto fosse sempre sul punto di cedere.
Le influenze si riconoscono abbastanza chiaramente — certe atmosfere dark, un gusto per il ritmo ossessivo, qualche richiamo a sonorità industrial e noise — ma la band non si limita a riprenderle. Le rielabora in modo personale, costruendo un suono compatto, a tratti ruvido, che sembra più interessato a creare un clima che a mettere in fila singoli momenti “memorabili”.
Dal punto di vista dei testi, il disco resta coerente con questa direzione. Non ci sono grandi slogan o frasi pensate per colpire subito, ma una sensazione diffusa di disagio e fatica che attraversa tutto il lavoro. I brani sembrano più delle fotografie sporche che delle storie vere e proprie, e funzionano soprattutto se ascoltati come parte di un unico flusso.
Il punto forte resta l’atmosfera: un senso costante di disagio, di pressione sociale, che si riflette sia nei testi che negli arrangiamenti. Non viene mai spiegato in modo diretto, ma si percepisce abbastanza chiaramente lungo tutto il disco, un po’ come una sensazione che rimane addosso più che qualcosa che si riesce a decifrare subito.
La produzione di Ivan Moni Bidin aiuta molto in questo senso: tiene insieme il tutto senza “ripulirlo” troppo. Il suono rimane denso, a volte anche un po’ soffocante, ma è proprio questa scelta a dare coerenza al progetto.
Brani come “Modern Era Working Class”, “Traitor” e “Caro Nemico” rappresentano bene il disco: strutture abbastanza lineari, ma costruite su una tensione costante che cresce più per ripetizione e atmosfera che per cambi improvvisi.
Se proprio si deve trovare un limite, a tratti la tensione è così continua che lascia poco spazio al respiro o a momenti di stacco. Ma probabilmente è anche una scelta precisa del gruppo, più che un vero difetto.
Nel complesso, “Kindly Plotting For Riot” è un esordio sincero e coerente, che non prova a fare il passo più lungo della gamba. Non inventa un genere nuovo, ma riesce a dare una forma abbastanza personale a un immaginario già conosciuto, soprattutto grazie alla sua capacità di mantenere sempre viva una certa inquietudine di fondo.
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