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Intervista ai DEATH DIES


Con il loro approccio diretto e profondamente legato alla tradizione dell’heavy metal estremo, la band continua a portare avanti una visione autentica della musica, fatta di istinto, lavoro collettivo e passione genuina, come dimostra il nuovo album "Maledicti In Aeternvm". In questa intervista Demian De Saba, batterista della band, ci ha raccontato il processo creativo dietro il nuovo lavoro, il rapporto tra improvvisazione e arrangiamento e l’importanza di mantenere vivo uno spirito “vecchia maniera” nel modo di comporre e vivere la band.

1. In che modo è cambiato il vostro approccio alla scrittura rispetto ai lavori precedenti?
Ciao e grazie per lo spazio che ci concedi. In questo disco tutte le canzoni sono state scritte da Samael (eccetto l'ultima, “Destroyer”, che è la ri-registrazione di un brano che scrissi per il nostro debutto “The Sound of Demons”), per cui il disco si presenta piuttosto compatto e coerente. Non è stata una scelta fatta a tavolino: Samael stava vivendo un periodo molto ispirato e ha tirato fuori moltissimi riff che richiamavano le nostre radici musicali. Continuare su quella strada ci è sembrata la cosa più naturale.

2. Quanto nasce in sala prove e quanto invece arriva già strutturato da idee individuali?
Solitamente la struttura delle canzoni e i riff arrivano in sala prove già “definiti”, ma poi vengono ripresi da tutta la band con variazioni magari di ritmica o di arrangiamento, fino ad arrivare all'inserimento di parti totalmente nuove. Tutto parte dalla penna di uno di noi, ma poi il lavoro è corale.

3. Avete mai scartato materiale perché troppo distante dall'identità del disco?
Sì, è capitato. Siamo musicalmente onnivori e, anche nel campo della musica estrema, ascoltiamo veramente di tutto. Quindi le composizioni a volte risentono di questi ascolti e possono nascere con un DNA diverso da quello del progetto a cui lavoriamo. A volte rielaboriamo l'idea, se comunque ci sembra ottima, ma capita anche che accantoniamo il materiale tenendolo nel cassetto per il futuro.

4. Quanto conta l'istinto rispetto alla riflessione durante la composizione?
Io personalmente sono per l'istinto nella composizione e la riflessione nell'arrangiamento. Ho una mentalità piuttosto “punk” sotto questo aspetto: la spontaneità è per me il valore aggiunto.


5. Vi capita di rielaborare a lungo un brano o preferite mantenerne la prima forma?
Come dicevo prima, capita di riprendere un brano e stravolgerlo senza snaturarlo. Però solitamente siamo coerenti con la scrittura iniziale.

6. Esiste un momento preciso in cui capite che un pezzo è “finito”?
Esiste, ma non è definibile a priori. Lo “sentiamo” quando un pezzo è ok.

7. Quanto incidono gli errori o le imperfezioni nel risultato finale?
A volte, da un errore di ritmica o di note, sono nati degli arrangiamenti vincenti. Confermo anche che alcune “imperfezioni” le abbiamo lasciate perché sono naturali e rendono tutto più credibile e più “live”. Per noi è una questione di emozione, non di tecnica.

8. Il fatto di lavorare in tempi più stretti ha influenzato le scelte creative?
Non direi, anzi. A volte la “pressione” ci ha aiutato a trovare soluzioni diverse e particolari.

9. Quanto spazio lasciate all'improvvisazione durante le sessioni?
Come dicevo prima, dal canovaccio iniziale, al quale ci atteniamo, nascono idee e ispirazioni. L'importante è che tutto sia spontaneo.

10. Pensate che questo metodo di lavoro diventerà una costante per il futuro?
È sempre stato così e così sarà sempre. Siamo ancora una band “vecchia maniera”, che fa le prove costantemente ogni settimana, e non abbiamo nessuna intenzione di cambiare.


Siti ufficiali:
– MY KINGDOM MUSIC: https://linktr.ee/mykingdommusic
– DEATH DIES: https://www.facebook.com/DeathDiesLegione


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