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MOTUS TENEBRAE "In Sorrow’s Requiem" (Recensione)


Full-length, My Kingdom Music
(2026)

Dopo un silenzio durato quasi dieci anni, i Motus Tenebrae tornano con "In Sorrow’s Requiem", un album che non cerca di reinventare il doom gothic metal, ma di restituirgli peso emotivo, atmosfera e autenticità. Ed è proprio questa la forza principale del disco: la consapevolezza. La band sa perfettamente cosa vuole essere e, soprattutto, cosa non vuole diventare. Fin dalle prime tracce, "In Sorrow’s Requiem" si presenta come un lavoro compatto, monolitico, costruito per trascinare l’ascoltatore in un viaggio lento e soffocante, senza concedere reali vie di fuga. Non c’è alcuna rincorsa alle mode moderne né alla contaminazione forzata: i Motus Tenebrae restano fedeli alle coordinate storiche del genere, guardando apertamente alla lezione di Paradise Lost e My Dying Bride, ma senza scadere nella semplice imitazione nostalgica.

Il disco vive di stratificazioni emotive più che di tecnicismi. Gli arrangiamenti lavorano in sottrazione, lasciando che siano le melodie malinconiche, le dinamiche lente e il peso atmosferico dei brani a costruire l’identità dell’album. La sensazione costante è quella di trovarsi davanti a un’opera profondamente introspettiva, dove ogni passaggio sembra studiato per amplificare un senso di perdita, lutto e riflessione interiore. Rispetto a "Deathrising", emerge una scrittura più matura e riflessiva. Se in passato prevaleva l’urgenza rabbiosa dell’impatto immediato, qui la band preferisce lavorare sulla persistenza emotiva. Le canzoni non cercano di colpire con aggressività fine a sé stessa, ma si insinuano lentamente, lasciando sedimentare le proprie atmosfere ascolto dopo ascolto.

La title track, "In Sorrow’s Requiem, rappresenta il cuore emotivo dell’intero lavoro: un brano che riassume perfettamente il concept del disco e ne incarna l’equilibrio tra malinconia, pesantezza e solennità. Allo stesso modo, “Endless Buildings” emerge come una delle composizioni più significative, grazie alla sua capacità di fondere lentezza, romanticismo oscuro e melodie persistenti in modo estremamente naturale. Quello che colpisce maggiormente è la coerenza dell’album. I Motus Tenebrae scelgono deliberatamente di non spezzare l’uniformità sonora, trasformando questa scelta in un punto di forza. "In Sorrow’s Requiem" non è un disco costruito per il consumo veloce o per stupire con soluzioni imprevedibili: è un’esperienza immersiva, quasi claustrofobica, che richiede attenzione e predisposizione emotiva.

Con questo ritorno, la band non firma soltanto un nuovo capitolo discografico, ma una vera dichiarazione d’identità artistica. "In Sorrow’s Requiem" è un album che parla di sopravvivenza, memoria e consapevolezza, dimostrando come il doom gothic metal possa ancora essere intenso e autentico senza bisogno di rincorrere il futuro a tutti i costi.

Eleonora V.

Tracklist:
1. Endless Building
2. Solitude
3. The Dark Machine
4. Desolate Place
5. Fragments
6. In Sorrow's Requiem
7. Pulvere sacro
8. Love Damned of Dead
9. Shelter Me
10. End Begun

Line-up:
Luis McFadden - vocals & samples
Andreas Das Cox - bass & programming
Daniel Ciranna - guitar & synth

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