(2025)
Il secondo album degli Aetherna, uscito il 5 dicembre 2025 per Volcano Records & Promotion, ha un pregio che vale la pena riconoscere subito: non sembra scritto per soddisfare le aspettative di chi pretende che una band scelga una casella e ci rimanga dentro. "Evathor" nasce dall’incontro di sensibilità differenti e porta questa pluralità direttamente nelle composizioni, dove l’heavy metal tradizionale incrocia soluzioni progressive, deviazioni alternative e passaggi di maggiore apertura melodica. Nove brani che non inseguono una coerenza costruita a tavolino, ma provano a dare una forma musicale a esperienze personali, paure e conflitti irrisolti. La scommessa è rischiosa, perché mescolare linguaggi diversi può facilmente produrre un disco senza una direzione precisa. Gli Aetherna, invece, riescono a mantenere un filo conduttore riconoscibile, anche quando decidono di cambiare passo e prospettiva.
La title-track introduce l’ascoltatore in questo territorio senza perdere tempo in convenevoli: le chitarre di Enzo Zappatore e Vittorio Flumeri costruiscono l’ossatura del pezzo, mentre la sezione ritmica imprime sostanza a una scrittura che non si accontenta della soluzione più immediata. Con "Faceless God" il clima diventa più inquieto, e la musica guadagna spazio per lavorare sulle sfumature anziché puntare esclusivamente sulla forza d’urto. "Inside (The Demon’s Flight)" gioca sulle variazioni e sugli sbalzi d’intensità, mentre "Screaming Silence" mette in primo piano il lato più ruvido della formazione. Qui gli Aetherna dimostrano di saper essere incisivi senza trasformare ogni passaggio in una gara a chi suona più forte. Il merito sta soprattutto nel modo in cui le diverse sezioni vengono incastrate: la complessità è presente, ma non diventa una scusa per complicare inutilmente le cose.
Il centro di gravità del disco è "Nemesis", brano scelto anche come singolo e accompagnato da un videoclip ufficiale. Il pezzo affronta il narcisismo patologico e la necessità di sottrarsi a relazioni capaci di consumare lentamente chi le subisce. Il tema viene trattato senza giri di parole, con un impianto musicale che privilegia la spinta, la tensione ritmica e una linea vocale chiamata a esprimere rabbia, non semplice teatralità. Tamara Secci, presente nell’album alla voce, porta una timbrica energica che si integra bene con l’impatto delle chitarre, evitando di relegare la componente vocale a un ruolo ornamentale. "Nemesis" funziona perché il messaggio non resta confinato nel testo: trova una corrispondenza concreta nell’esecuzione, nella scelta dei suoni e nella decisione di non attenuare gli spigoli. È il momento in cui la band riesce a rendere più evidente il proprio potenziale, trasformando un’esperienza dolorosa in una presa di posizione.
La qualità di "Evathor", però, si misura anche quando il volume emotivo cambia. "Thousand Lies (Andy’s Song)" e "Bright Star" si muovono su coordinate più raccolte, lasciando emergere una dimensione personale che sarebbe stata soffocata da un’aggressività costante. "Endless Waltz" amplia ulteriormente il campo, affidandosi a un andamento più evocativo e a un’atmosfera che invita a seguire le evoluzioni del brano senza cercare necessariamente un’esplosione a ogni passaggio. Sono episodi importanti perché impediscono all’album di diventare una semplice sequenza di momenti muscolari. Gli Aetherna sanno che la tensione non si costruisce soltanto attraverso la distorsione: talvolta è una melodia meno prevedibile, un cambio di prospettiva o una pausa ben collocata a rendere più efficace ciò che arriva dopo. "Sounds From Nowhere", in chiusura, completa il percorso senza imporre una soluzione artificiosamente trionfale, lasciando aperto uno spazio di riflessione.
Dietro questa varietà c’è un lavoro di arrangiamento che merita attenzione. Il basso di Marco di Marco e la batteria di Giovanni “Joey” Del Giudice non si limitano a sostenere le chitarre, ma contribuiscono a definire le transizioni tra le diverse anime del disco. La produzione di Andrea Madeccia, realizzata al Madhouse Studio, aiuta a tenere insieme una materia sonora che avrebbe potuto facilmente perdere compattezza: i brani conservano corpo e definizione, mentre le variazioni stilistiche non vengono appiattite da un trattamento uniforme. È una scelta importante, soprattutto per una formazione che mette a confronto influenze e approcci differenti. Naturalmente, non tutte le soluzioni raggiungono lo stesso livello di incisività: in alcuni passaggi la scrittura rimane più vicina a modelli già consolidati, e certe melodie avrebbero potuto osare maggiormente. Ma il disco guadagna proprio quando smette di preoccuparsi di risultare impeccabile e lascia parlare la propria natura irregolare.
"Evathor" non è un album da liquidare con la formula del disco ben suonato, né un’opera che abbia bisogno di essere proclamata rivoluzionaria per trovare una propria ragion d’essere. Il suo valore sta nella disponibilità degli Aetherna a mettere in discussione le abitudini compositive, accettando che una canzone possa essere insieme pesante, melodica, spigolosa e vulnerabile. Il risultato non è sempre uniforme, ma possiede una qualità più interessante della semplice perfezione tecnica: trasmette la sensazione di una band che ha qualcosa da elaborare e sceglie di farlo attraverso la musica, senza nascondere le differenze che la attraversano. In un panorama nel quale l’adesione ai codici di genere può diventare una comoda zona di sicurezza, questa attitudine rappresenta un punto a favore. Gli Aetherna hanno ancora margine per rendere più immediatamente riconoscibile la propria firma, ma "Evathor" mostra una direzione credibile e una personalità in evoluzione. La vera vittoria del disco è non aver cercato di eliminare le contraddizioni: le ha trasformate nel motore della propria identità.
Eleonora Van Helsing
1. Evathor
2. Faceless God
3. Inside (The Demon's Flight)
4. Screaming Silence
5. Nemesis
6. Thousand Lies (Andy's Song)
7. Bright Star
8. Endless Waltz
9. Sounds From Nowhere (2025)
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