
Full-length, Northern Darkness Records
(2026)
Mettere su "Kenòs" è come infilarsi in un vicolo senza lampioni sapendo già che qualcuno ti aspetta dietro l'angolo. Gli Azrath-11 non perdono tempo a fare i simpatici: ti spalancano davanti un muro di death/black metal che ringhia, graffia e non ha alcuna intenzione di chiedere il permesso.
Qui la tecnica c'è, eccome, ma non viene mai sbandierata come il classico trofeo da musicista. È una lama nascosta nel guanto. La senti quando i riff cambiano pelle nel giro di pochi secondi, quando la batteria sembra voler asfaltare qualsiasi cosa trovi davanti e quando il basso continua a spingere come un motore truccato lanciato in discesa. Tutto gira con una precisione quasi inquietante, ma senza perdere quella sensazione di caos che rende il disco vivo.
La vera forza di "Kenòs" è che non ti concede un punto d'appoggio. Ogni volta che credi di aver capito dove vuole andare, gli Azrath-11 cambiano direzione e ti lasciano a rincorrere il pezzo successivo. Non c'è spazio per il pilota automatico: qui o resti concentrato o vieni lasciato indietro.
La comparsa di Karl Sanders in "Hamarteia" è la classica ciliegina che non serve a fare scena, ma aggiunge peso specifico a un brano già enorme di suo. Le atmosfere si fanno ancora più rituali, come se qualcuno avesse aperto una porta su un tempio dimenticato e deciso di registrare quello che succedeva là dentro. Anche l'opener "Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm" mette subito in chiaro che la band non ha alcuna intenzione di rallentare, mentre la title track "Kenòs" gioca con tensione e dinamiche senza perdere un grammo di intensità.
La produzione fa il suo sporco lavoro senza trasformare tutto in plastica lucida. Ogni colpo arriva addosso con il giusto impatto, ogni strumento respira e, soprattutto, il disco mantiene quell'odore di ferro, polvere e umidità che un lavoro del genere deve avere. Se senti troppo profumo, probabilmente hai messo il disco sbagliato. Gli Azrath-11 non cercano la hit, non cercano il ritornello da festival e nemmeno il favore dell'ascoltatore distratto. Tirano dritto, costruiscono un mondo nero come la pece e ti invitano a entrarci. Se accetti, preparati a uscirne con qualche livido.
"Kenòs" è uno di quei dischi che non ti stringono la mano: ti danno una spallata e poi ti guardano per capire se hai abbastanza fiato per rialzarti. E, credetemi, vale la pena raccogliere la sfida.
Salvatore G.
1. Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm
2. Hamarteia
3. Theoktonia
4. Imposing My Will (Orchestral version)
5. Kenòs
Line-up:
Antheres A.E. - Guitars (rhythm), Vocals
Asmodevs D.D. - Drums, Keyboards
Dioskouroi D.F. - Bass, Vocals (backing)
Enlil A.N. - Guitars (lead), Vocals (backing)
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