Passa ai contenuti principali

Intervista agli INFECTION CODE


Trent’anni di attività, cambiamenti, difficoltà, evoluzioni e soprattutto una cosa che non è mai venuta meno: la voglia di suonare e di portare avanti la propria idea di musica. Gli Infection Code rappresentano una di quelle realtà che hanno attraversato l’underground italiano senza mai rinunciare alla propria identità, costruendo nel tempo un percorso personale e lontano dalle mode del momento. Con De Reptilium Arcanis, la band torna a far parlare di sé, forte di un’esperienza maturata in quasi tre decenni di attività e di una formazione che ha ritrovato anche figure importanti della propria storia. Ma parlare degli Infection Code significa parlare anche di attitudine, sacrificio, libertà artistica e di un modo di intendere l’underground che oggi, forse più che mai, merita di essere raccontato. Abbiamo quindi incontrato Ricky Porzio e Gabriele Oltracqua per ripercorrere la storia della band, parlare dei cambiamenti della scena estrema italiana, delle difficoltà incontrate lungo il cammino, delle influenze che hanno contribuito a definire il loro sound e delle prospettive future. Un confronto diretto e senza filtri, nel quale emerge soprattutto la convinzione che, dopo trent’anni, gli Infection Code abbiano ancora qualcosa da dire e, soprattutto, la stessa voglia di mordere.

1. Gli Infection Code sono una realtà che ha attraversato diverse fasi della musica estrema italiana. Come avete visto cambiare la scena dagli anni Novanta fino a oggi?
Ricky — Male. Secondo me, non c’è stato un ricambio generazionale. Il pubblico è adulto, cronologicamente parlando. Vedo pochissimi ragazzini ai concerti. La vecchia guardia non è stata rimpiazzata adeguatamente: noi, SKW, Unwelcome, Node… ma, potrei citarne molti altri, quando suoniamo e ci sono band molto più giovani, gli rompiamo ancora le ossa di brutta maniera. Tutto ciò non ha alcun senso e mi fa tanta tristezza. Le cause sono molteplici e, te le potrei anche elencare, ma il discorso sarebbe molto lungo e complesso.

2. Quali difficoltà avete incontrato nel mantenere attiva una band così longeva in un ambiente in continua trasformazione?
Ricky — Più che altro abbiamo trovato difficoltà interne. L’underground è un gioco a cui non tutti possono giocare. Incarna in sé il vero concetto di passione per la musica. Ma, nel senso latino del termine: sofferenza. Essere in un gruppo come il nostro comporta il fatto che le delusioni siano più delle gioie. Implica resistere. Implica essere assolutamente consci dei propri mezzi, senza dover aspettarsi riconoscimenti esterni. Men che meno rassicurazioni interne da parte degli altri membri della band. Bisogna farsi un esame di coscienza e chiedersi: sono disposto ad accettare tutto questo? Sono così sicuro dei miei mezzi da non dover continuamente chiedere conferme agli altri ragazzi della band? Se così non fosse, ci sarebbero molte cover band o tributi che aspettano gente simile. Se Macha, il quale con me e Gabriele ha fondato la band, non se la fosse sentita di ritornare, gli Infection Code si sarebbero fermati. Lui è esattamente come noi… siamo cresciuti insieme. Fortunatamente, ha accettato.
Gabriele — Penso che mantenere una band underground come la nostra per quasi trent’anni sia un compito molto difficile e richieda molto sacrificio. Abbiamo cambiato molto, soprattutto chitarristi, ma non abbiamo trovato, fino ad oggi, musicisti in grado di sostenere la causa. Fino ad oggi intendo fino a quando non sono entrati Andrea nel 2023 e Macha lo scorso anno.

3. Pensate che oggi una band underground abbia più strumenti per comunicare con il pubblico oppure la quantità enorme di proposte rende tutto più complicato?
Ricky — No, era molto più semplice molti anni fa.
Gabriele — Penso che siano cambiati i tempi ed il modo di usufruire della musica. Non è una questione di meglio o peggio. È semplicemente diverso, poi che qualcuno si trovi in disaccordo oppure non condivida il modo di sfruttare la musica questo è un altro discorso. Certo che oggi le band riescono, se il prodotto è valido, ad avere più visibilità. Se questa visibilità è duratura sui vari mezzi di comunicazione odierni, dipende dalla qualità del prodotto.

4. Nel corso della vostra carriera avete sempre seguito una strada personale. Quanto è stato difficile non lasciarsi influenzare dalle tendenze del momento?
Ricky — Non è stato particolarmente difficile e, ti rispondo così. Io ho sempre avuto in una mano le bacchette perché rappresentano ciò che io sia intimamente e, nell’altra, la cassetta degli attrezzi per pagare le bollette. Questo è valso anche per gli altri ragazzi. Non ho avuto la fortuna di essere genitore. Romanticamente e, paradossalmente parlando, gli Infection Code sono come un figlio per me. Nel mio piccolo, sarà l’eredità che lascerò in questo mio passaggio nel mondo. Quindi, agli Infection Code dico come consiglio: ascolta le opinioni di tutti, prendi del buono e siine grato, nel caso dovessi vederlo. Ma poi, alla fine, fai di testa tua. Mio nonno mi diceva sempre: se fai come vuoi, camperai di più. Direi che il consiglio è stato ascoltato se siamo ancora qui dopo trent’anni con la stessa voglia di mordere.


5. "De Reptilium Arcanis" arriva dopo molti anni di esperienza. Quanto conta oggi per voi la libertà artistica rispetto alle aspettative esterne?
Ricky — Conta nella misura in cui abbia sempre contato. Noi non abbiamo mai avuto aspettative esterne. Facciamo musica perché è il nostro modo per non cadere nell’oscurità. Non dobbiamo compiacere nessuno, se non noi stessi. Gli Infection Code sono nati proprio per questo. Per essere punk al 100%. Gli Infection Code sono stati, sono e sempre saranno un gruppo punk. Questo deve essere ben chiaro.

6. Quali artisti o movimenti musicali hanno contribuito maggiormente alla formazione del vostro stile?
Ricky — Magari, invece di dilungarmi nei memorabilia, ti faccio un elenco… giusto perché dieci è un numero che piace a tutti, siamo figli di questi dieci dischi:
01 – Fear Factory – Soul of a New Machine
02 – Sepultura – Chaos A.D.
03 – Ministry – Psalm 69
04 – Carcass – Heartwork
05 – Godflesh – Streetcleaner
06 – Sadist – Crust
07 – Massive Attack – Mezzanine
08 – Strapping Young Lad – City
09 – Prodigy – The Fat of the Land
10 – Red Harvest – Sick Transit Gloria Mundi
Ci sarebbe molto altro da dire e molti altri dischi da citare, comunque.
Gabriele — Aggiungo come artisti Voivod e Meshuggah.

7. La scena italiana ha prodotto negli anni molte realtà interessanti. Quali caratteristiche pensate distinguano oggi il metal italiano da quello internazionale?
Ricky — Sarò stringato, proponendoti, di rimando, un’altra domanda. Partendo da un presupposto, però… moltissime realtà e, se posso permettermi, noi compresi, non abbiamo nulla da invidiare ad altre ben più blasonate. Quindi, la domanda è questa: prova a dare ad un gruppo italiano di livello, in qualsiasi genere metal, un palco di un certo tipo, una produzione live riguardante immagine, visual, suoni come quelle dei gruppi esteri, lo spazio di timing per esprimere la loro musica non in trenta minuti ma, di un’ora, un’ora e un quarto. Un’esibizione in orario serale, un pubblico che non sia di 30 persone. Credi che avremmo davvero qualcosa da invidiare o, potremmo fare paura? Io penso più la seconda… Non è polemica, è un dato di fatto.

8. Quanto è importante il supporto di webzine, radio, promoter e realtà indipendenti per una band come gli Infection Code?
Ricky — Per un gruppo underground, come gli Infection Code, è di fondamentale importanza. La vetrina che ci possano dare tutte queste realtà che poi, parlano il nostro stesso linguaggio poiché sono nutrite dalla stessa attitudine, non ha prezzo. Saremo sempre grati a chi parlerà della nostra musica. Sia nel bene, sia nel male. Nel secondo caso, se fosse, non ci sarebbe mai un atteggiamento né ostile, né denigratorio. Semplicemente accettiamo opinioni diverse dalle nostre. D’altronde, lo spunto per alzare l’asticella arriva proprio dalle critiche costruttive e rispettose.

9. Quale consiglio dareste a una giovane band che vuole costruire un percorso personale senza inseguire mode passeggere?
Ricky — Divorare arte, in tutte le sue molteplici forme. Musica, pittura, lettura, cinema… viaggiare. Confrontarsi con le cose diverse rispetto ai propri gusti. Mantenere le proprie radici, contaminandole con una pennellata inaspettata. Sviluppare un proprio linguaggio, parte da questi concetti.

10. Dopo "De Reptilium Arcanis", quali sono le prospettive future degli Infection Code?
Ricky — Per ora, ci stiamo godendo un pochino il momento dato dalle ottime recensioni e dai molti live che abbiamo in programma. Successivamente, in autunno, cominceremo ad imbastire le prime idee che abbiamo già messo in cantiere per il disco che vorremmo fare uscire nel 2029 per celebrare i trent’anni della band.


Links:
Bandcamp
Facebook
Instagram
Spotify

Commenti

Post popolari in questo blog

PANDEMONIUM CARNIVAL "Pandemonium Carnival II" (Recensione)

Full-length, Ghost Record Label (2024) I Pandemonium Carnival rilasciano il secondo album dal titolo "Pandemonium Carnival II". Un lavoro che sicuramente catturerà senza fatica gli appassionati del classico e mai tramontante Punk Rock di stampo americano. Le aspettative per chi inizierà l'ascolto non saranno banali e neanche scontate come il genere proposto potrebbe far pensare. Nonostante la dicitura di "Horror" (da cui la definizione di Punk "Horror" Rock), la band romana riesce a dare colore e rendere vivace tutto l'ascolto spalmando nelle quattordici tracce che compongono l'album una bella dose di spessore tecnico e compositivo e senza neanche andare troppo per il sottile.  I Pandemonium Carnival sanno come dare vita e comporre canzoni pregevoli, eleganti e con il giusto e ben ponderato tiro. Forti sia per quanto concerne l’impatto emotivo che per quello pulsante, istintivo e prettamente caratteristico del punk rock. Il combo dei Pandemoniu...

LUCIO MANCA "Camaleontico" (Recensione)

Full-length, Independent (2024) Quarto album per il già noto bassista italiano Lucio Manca (Raven Lord, Jaded Star, Screaming Shadows, Dogmathica e Pino Scotto), che per questo progetto si accompagna ad altri validi musicisti, dando vita ad una mezz'oretta scarsa di grande musica progressiva, sia intesa nell'ambito rock che metal. "Camaleontico" è un disco che gode di una produzione notevole, i suoni sono grossi e limpidi ed esaltano in primo luogo il lavoro al basso dello stesso Lucio, ma al tempo stesso grande rilievo viene data alla sezione chitarristica che vede Lucio impegnato nella composizione ed esecuzione delle parti ritmiche, mentre quelle soliste sono state affidate al guest Eros Melis. Nell'album si parte con una canzone relativamente semplice, che infatti è stata anche scelta come primo singolo, ovvero "Moka". Si nota da subito che non vi sono parti cantate e questo aspetto rimarrà invariato per tutto il disco, offrendo quindi massimo spazio...

STORMWOLF "Voyager" (Recensione)

  Full-length, Nadir Music (2024) Questa band italiana propone un ottimo hard rock/heavy metal, con qualche puntatina nel power metal. Curiosa la scelta di realizzare un doppio album, nel vero senso del termine, perchè sembra proprio che la band, proprio in controtendenza ad un mercato che vuole tutto liquido e digitale, abbia realizzato un bel digipack contenente due cd: nel primo l'album in questione "Voyager" e relativi brani inediti. Nel secondo le cover di band come Iron Maidem Rose Tattoo, Accept e altri ancora. Tutto molto apprezzabile finora, ma com'è il disco? Beh, straordinario! L'entrata di una bella e brava cantante fa sempre la differenza in una band e qui è la stessa cosa con Irene Manca. Questa cantante riesce ad essere perfetta sia nei brano più melodic metal o hard rock che in quelli più heavy/power. Si passa quindi da stoccate come "Dark Shadows" o "Fury" ad altri brani dove l'aspetto più commerciale del metal viene a gall...